Museo Storico della Liberazione
Il Museo Storico della Liberazione fu istituito nel 1957 negli ambienti dell’ex comando di polizia e carcere nazista in Via Tasso, una strada del rione Esquilino poco distante da piazza San Giovanni in Laterano. Alla fine degli anni Trenta tra Via Berni e il campo sportivo del Collegio Santa Maria fu costruito un palazzo di quattro piani più un piano attico, di proprietà di Francesco Ruspoli, appartenente ad un’aristocratica e ricca famiglia romana, che aveva affittato l’intero edificio all’Ambasciata tedesca a Roma, allora insediata a Villa Wolkonskj, in Via Conte Rosso.
Nel palazzo di Via Tasso furono ospitati gli uffici culturali della rappresentanza diplomatica e, tra essi, anche l’ufficio di collegamento tra la polizia politica tedesca e quella italiana, affidato al maggiore delle SS Herbert Kappler. Dopo l’occupazione nazista di Roma - seguita alle giornate dell’infruttuosa difesa della Capitale da parte di militari e civili tra 8 e 11 settembre 1943 - nell’edificio fu collocato il comando della Sicherheitdienst polizei (SIPO), gestito Kappler, promosso tenente colonnello.
Via Tasso divenne tristemente famosa come luogo dove si poteva essere portati anche senza alcun motivo e da dove si poteva finire diretti al tribunale di guerra, deportati o detenuti al carcere di Regina Coeli. Circa duemila tra uomini e donne vi passarono per essere sottoposti ad interrogatori, torture ed altre violenze. Non vi furono, infatti, solo militari disertori o partigiani, ma anche uomini e donne, anziani e ragazzi, cittadini di ogni classe e ceto dai quali Kappler e suoi aiutanti pensavano di poter strappare informazioni. Al momento della Liberazione di Roma la popolazione invase il palazzo liberando i prigionieri e saccheggiando l’edificio, in cui si installarono famiglie di sfollati. Per qualche tempo vi ebbe sede anche l’Associazione nazionale partigiani d’Italia.
Al fine di ottenere dallo stato l’allontanamento per altri luoghi degli occupanti e il recupero dell’intero edificio, nel 1950 la principessa Ruspoli donò allo Stato quattro degli appartamenti dell’edificio, dov’erano state celle di detenzione dei prigionieri. Nell’atto di donazione vi era l’esplicita clausola della realizzazione in via permanente, a loro interno, del Museo storico della Lotta di Liberazione di Roma. Tra il 1953 e il 1954 gli appartamenti furono liberati da chi li occupava e fu costituito un comitato per la realizzazione del Museo, presieduto dallo storico Alberto Maria Ghisalberti, presidente dell’ Istituto storico del Risorgimento. Della realizzazione del museo fu incaricato Giulio Stendardo.Vennero lanciati appelli alla popolazione, ai familiari dei caduti, ai partigiani perché donassero cimeli, documenti, giornali clandestini e ciò che poteva risultare utile allo scopo. Le stanze furono dedicate alla memoria di coloro che vi furono detenuti, e ricordano le più drammatiche e significative vicende nazionali e romane dell’occupazione. Il 4 giugno 1955 il presidente della Repubblica Gronchi inaugurò solamente il primo allestimento.
Dopo la morte di Stendardo il Museo conobbe un lungo periodo di stasi fino al 1980 quando ne divenne presidente, il sen. Prof. Taviani, uno dei capi della Resistenza di Genova, presidente della Federazione italiana dei volontari della Libertà. Egli fu sorretto e sostenuto dal prof. Paladini, già detenuto in via Tasso, che ne divenne il direttore e che fu coadiuvato dalla moglie, Elvira Sabbatini Paladini tuttora direttrice del Museo.
Il rilancio del Museo ebbe come punto di forza una sempre più intensa attività per le scuole, non solo romane, proseguita in progressione fino agli attuali oltre 15000 visitatori l’anno. Al piano terreno venne autorizzato l’allestimento di un muro divisorio e la realizzazione di un’aula didattica. Nelle stesse celle in cui furono rinchiusi uomini liberi, sono conservati oggi giornali, foto d'epoca, documenti ed una ricchissima biblioteca. L’intera ala dell’edificio fu sottoposta a vincolo; nel 2001, in occasione del primo giorno della memoria fu consegnato al Museo, che vi allestì la sala sulla deportazione degli ebrei romani.Nella notte tra il 22 e il 23 novembre 1999 il Museo fu oggetto di un attentato esplosivo di natura antisemita. Nella fase più recente, nell’ambito del Museo sono state realizzate diverse iniziative di ricerca storico-documentaria volte ad arricchire la documentazione e ad ampliare le conoscenze. Inoltre, il Museo ha avviato contatti in Italia ed in Europa per collegarsi con analoghe istituzioni e luoghi di memoria.
Museo Storico della Liberazione
Via Tasso, 145 – Roma
Orario: martedì – mercoledì - giovedì- venerdi 16.00-19.00; sabato –domenica 09.30-12.30
lunedì chiuso
Tel: +39 06 7003866
Ingresso gratuito
Sito Internet: www.viatasso.eu
e-mail: viatasso@viatasso.it
22 / 04 / 2008